martedì 29 settembre 2009

Un po' di news...


Pubblico un po' di notizie relative allo sviluppo della banda larga sul territorio italiano.

"Ecco perché Caio propone un piano per portare quasi ovunque i 2 megabit (velocità invece considerata adeguata), con finanziamenti pubblici, e un misto di tecnologie: non solo l'Adsl, che in certe zone è troppo costosa portarla o funziona male a causa dei doppini; ma anche il wireless: Hiperlan, Umts/Hspa, WiMax (e, per l'appunto, l'operatore siciliano Mandarin sta ora parlando con i cittadini di Randazzo per eventualmente coprire il comune con il segnale WiMax). Caio stima che degli 1,2-1,3 miliardi di euro, circa il 45 per cento sarebbero concentrati nelle regioni del Nord-Italia, circa 35 per cento nel Centro Italia e il restante 20 per cento nel Sud e Isole."

"La UE ha varato le linee guida per gli interventi statali negli investimenti in banda larga. Soddisfatte le telecom, mentre le organizzazioni pro-neutralità della rete pensano a difendere l'idea di una Internet senza filtri"

"In Italia ci sono 12 milioni di nuclei familiari senza PC, mentre rimangono solo 1.6 milioni di nuclei con PC ma senza connessione. Il mercato va dunque verso la saturazione: serve portare nell'informatica chi ancora ne sta lontano. Facebook è il volano"
Una serie di articoli interessanti dove si evince l'arretratezza di tutto quello che in Italia significa innovazione.

mercoledì 16 settembre 2009

Piccione vs ADSL: Quando la banda larga mette le ali



Piccione vs ADSL: Quando la banda larga mette le ali


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Lo userò anche io se non arriva la wi-fi.

lunedì 7 settembre 2009

L'Internet veloce italiano? E' fermo


L'Internet veloce italiano? E' fermo - Corriere della Sera

Internet veloce cammina lentamente. Il progetto che prende il nome dal sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani (banda larga in tutta Italia entro il 2012) al momento è fermo. Lanciato a inizio giugno con clamore, il piano Romani da 1.450 milioni non è ancora stato approvato dal Cipe. Resta dunque per ora sulla carta il finanziamento statale di 800 milioni, che di quel piano è la parte maggiore. L'obiettivo è ridurre il divario digitale tra zone tecnologicamente ricche e povere. E se nello staff del sottosegretario la convinzione è che i tempi di approvazione Cipe saranno brevi, in altri ambienti governativi si raccolgono valutazioni di altro segno. Senza il finanziamento pubblico, per giunta, non partono nemmeno i 200 milioni che gli operatori telefonici si sono impegnati a investire nelle zone meno profittevoli, dove appunto è indispensabile l'aiuto della mano pubblica.

In sostanza l'unica parte del programma in fase di avvio è quella di competenza di Infratel, l'azienda statale che sta aprendo le gare per il potenziamento delle infrastrutture telefoniche nel Sud. Fin qui il piano Romani. Ma mentre spesso le cose annunciate non avvengono, o avvengono in ritardo, le cose più importanti si realizzano in silenzio. Interessanti i casi di Milano e Roma. Nelle due città maggiori, dove la convenienza dei privati a investire è molto più alta, realizzazioni e progetti non riguardano la banda larga ma quella ultralarga (a 100 megabit), ottenibile soltanto con la fibra ottica. A Milano, una delle città più cablate d'Europa, con 30 mila su 60 mila palazzi raggiunti (soprattutto da Fastweb), gli operatori stanno investendo più di 200 milioni: l'area urbana dovrebbe essere interamente cablata entro il 2015. Ma novità arrivano anche dalla Capitale, dove si sta avviando un esperimento del tutto inedito. Rispetto a Milano, la Città Eterna è tecnologicamente meno avanzata e urbanisticamente più complicata: e infatti gli investimenti previsti dal piano «Roma digitale» (tutti privati) ammontano a 600 milioni, per il 75% di Telecom Italia.

Le novità sono due. La prima è il rapporto tra Telecom e i concorrenti. L'accordo che ha portato alla costituzione della divisione aziendale Open Access prevede che ogni tre mesi l'ex monopolista dichiari in quali zone della città investirà nei tre mesi successivi, in modo che i concorrenti non siano costretti a duplicare le spese di posa. Una sorta di collaborazione competitiva, forzata dal regolatore Agcom. La seconda è la scelta del Comune, che non mette un euro ma crea una normativa favorevole a chi investe. Per esempio concedendo agli operatori la possibilità di usare le canalizzazioni comunali e di realizzare «mini-trincee» per la posa veloce dei cavi. Altre città europee hanno compiuto scelte diverse: come Stoccolma, che ha fondato una società municipalizzata che installa e affitta la fibra. Difficile dire oggi quale sia la strada migliore.

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